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21 Giugno 2010
Più biodiversità, più qualità della vita
La biodiversità è l'architrave della qualità della vita del nostro Pianeta. Salute, fertilità del suolo, cibo, clima, quantità e qualità dell'acqua, utilizzazione di risorse naturali, coesione sociale, pace durevole, conservazione degli habitat e equilibrio faunistico, difesa e valorizzazione delle cultivar vegetali e delle razze animali, sono la diretta conseguenza della consapevolezza e della capacità dell'Uomo nel riconoscere l'importanza di mantenere ed accrescere il tasso di biodiversità sulla Terra come nei singoli Paesi.
L'Italia è uno dei Paesi più ricchi di biodiversità del Continente Europeo, come emerge considerando il solo indicatore quantitativo con le circa 57.000 specie animali (un terzo di quelle europee) e 5.600 specie floristiche (metà di quelle europee) delle quali il 13,5% sono specie endemiche, o la biodiversità colturale e delle sementi ad uso alimentare che in questi decenni solo i saperi e la fatica degli agricoltori hanno consentito di conservare.
L'anno in corso è l'anno internazionale della Biodiversità. Il nostro Paese arriva a questo appuntamento non avendo le carte in regola per dare il segno, di fronte alla Comunità internazionale e nazionale, di un cambio di passo e di concretezza della proposta italiana anche al fine di arrestare entro il 2020 la perdita globale di biodiversità.
Le decisioni finora adottate dal governo e dal ministro Prestigiacomo vanno in senso contrario rispetto alle necessità. Basti pensare al riguardo alla mancata attuazione delle direttive comunitarie e alle convenzioni internazionali, al ricorso sistematico ai condoni edilizi, al taglio delle risorse per la difesa del suolo, alla riapertura del conflitto sulla caccia, alla riduzione delle risorse per le aree protette e alla proposta formulata di trasformarle in fondazioni e tanto altro ancora.
Anche la Conferenza governativa sulla biodiversità è stata vissuta come un atto burocratico dovuto e una modesta operazione di immagine, vuota di contenuti con l'esclusione dalla fase preparatoria di qualsiasi interlocuzione con il mondo scientifico, le regioni, i parchi, l'associazionismo ecologista, le organizzazioni professionali agricole, gli ambiti venatori e gli enti locali. E tantomeno la Conferenza può essere archiviata sol perché alla vigilia della manifestazione il Ministro Prestigiacomo ha raggiunto lo scopo di divenire socio onorario di una importante associazione ambientalista.
Per affrontare seriamente il tema della biodiversità urge, di contro, redigere la "Carta della Natura", prevista da circa 20 anni, che è lo strumento fondamentale per valutare lo stato della biodiversità, la sua consistenza, la sua distribuzione e la sua evoluzione potenziale; istituire una sede nazionale di alto livello tecnico nella quale fare convergere e lavorare le più alte conoscenze scientifiche in campo naturalistico esistenti nel nostro Paese; definire e finanziare un coerente sistema di monitoraggio della biodiversità, di scala nazionale e regionale, fondato su solidi criteri tecnico-scientifici; predisporre le relazioni sullo stato di applicazione delle principali norme in materia, a partire dalle leggi 394/91 e 157/92, anche al fine di stabilire un rapporto più organico tra le normative e stabilire un nesso più forte tra tutela della natura e attività di utilizzo, tra mantenimento e recupero del patrimonio faunistico e tutela e ripristino degli habitat operati da Regioni, Province, Aree Protette, Ambiti Territoriali di Caccia, Comprensori Alpini, Autorità di Bacino, ecc.
Agli strumenti vanno affiancate alcune scelte politiche specifiche ma essenziali, in particolare: ripristinare adeguati finanziamenti per le Aree Protette nazionali (Parchi nazionali e Aree Marine Protette), ridotte in questi ultimi due anni di oltre il 20%; ristornare alle Regioni e alle Istituzioni delegate, almeno nella misura del 50%, le tasse venatorie di concessione governativa, da destinare ai fini del miglioramento della gestione dell'ambiente, del territorio e della fauna selvatica; emanare il DPR che ponga definitivamente fine all'approvazione di disposizioni regionali che tendano a introdurre la possibilità di stravolgere le Direttive Comunitarie per gli Habitat e le Specie; predisporre atti che, partendo dalla clausola di salvaguardia, stabiliscano l'abbandono di qualsiasi intenzione di introdurre in Italia la coltivazione in campo aperto di Organismi Geneticamente Modificati a salvaguardia dell'eccellenza del made in italy, della qualità del nostro comparto agroalimentare e della salute dei cittadini; chiudere le procedure di infrazione comunitarie che riguardano le Direttive in campo ambientale; sostenere la ricerca pubblica, rafforzando economicamente gli Istituti deputati, a cominciare dall'Ispra, ed uscendo dalla fase commissariale; rafforzare ed incrementare la biodiversità agricola ed alimentare, partendo dalle cultivar vegetali e dalle razze animali a rischio di estinzione; mettere un argine invalicabile ad un indefinito consumo del suolo partendo dalla riduzione di "occupazione" di territorio naturale, orientando le trasformazioni urbanistiche e territoriali alla riqualificazione, al recupero nonché alla radicale ricostruzione delle tante aree già costruite, dismesse e degradate; dare più concretezza, recuperando taluni ritardi regionali, per mantenere stretto il rapporto tra caccia conservativa e tutela ambientale, all'applicazione della legge 157/92: una normativa avanzata che, fuori da strumentali dispute propagandistiche ed ideologiche, ha dato prova di se sul piano gestionale e ha consentito la pacificazione fra cacciatori, agricoltori e ambientalisti. Favorire la partecipazione e la concertazione tra le forze interessate dal cui indifferibile confronto potranno scaturire le eventuali migliorie utili a promuovere l'ambiente, una caccia in sintonia con la società e la conservazione del patrimonio faunistico; sostenere l'approvazione in Parlamento, in tempi brevi, della proposta di legge numero 2744 "Disposizioni per la tutela e la valorizzazione della biodiversità agraria e alimentare" (Cenni ed altri), presentata alla Camera dei Deputati. Un provvedimento che promuove il recupero, la protezione e la valorizzazione economica delle risorse agricole autoctone, attraverso le comunità locali e il sostegno al ruolo degli agricoltori custodi.
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