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E' ora di cambiare per avere, finalmente,

una caccia per tutti


Torna il tempo, per noi tutti, della "caccia praticata" vivaddio: si comincia dalla possibilità di portare in campagna i nostri cani, per "la prova", poi sarà "Apertura". Emozioni, passioni, il piacere di vivere la natura, la caccia, purtroppo spesso mortificati dal nulla di chi amministra e di chi non sa neppure cosa sono i sentimenti sopraddetti.
E' ora di cambiare per avere, finalmente, una caccia per tutti. Migliori speranze di caccia dove ATC, Province e Regioni fanno produrre fauna ai territori anche grazie ai volontari, alle guardie che lavorano in campagna e che sono il miglior antidoto ai "faccendieri" e alle strumentali speculazioni elettorali di amministratori inconcludenti che si rendono visibili solo per i calendari e l'acquisto della selvaggina.
A febbraio del 2012, al di là delle menzogne che altre Associazioni hanno raccontato promettendo il falso, la legge sulla caccia e quella sulle aree protette compiranno 20 anni! Ci sforzeremo di non annoiarvi nel resto dell'informazione con ulteriori richiami al nulla di 20 anni della politica dei Palazzi Romani e di tanti Uffici Caccia. 20 anni nei quali faccendieri e bugiardi, teatranti della politica hanno sfruttato i cacciatori. Sicuramente non sono note a tutti le "bugie" che i "pifferai" hanno raccontato facendole "buscare" ai cacciatori. Per questo vogliamo richiamarle. Dicevano: si tornerà alla libera caccia senza confini; si caccerà nei parchi; si allungheranno i mesi di caccia e si andrà a caccia anche con il buio; si cacceranno più specie; i cacciatori controlleranno la ricerca scientifica; si caccerà senza limiti nelle ZPS; basta con i ripopolamenti di "gallinacci" e con sperpero di danaro pubblico.
Così la "lingua biforcuta" di certi Faccendieri Associati.
Sono le fesserie più diffuse e pubblicizzate, ingannevolmente, negli ultimi due decenni.
Un imbroglio che continua da tanti anni. Perché? Colpa dei cacciatori? NO loro sono le vittime di questo inganno. I responsabili sono quanti costruiscono e sfruttano la situazione dichiarando una forza ed un potere contrattuale sproporzionato, "dopato", tanto che i risultati non solo sono inesistenti ma negativi. Per fini propri, manipolano l'informazione e tacciono la verità. Devono difendere le loro avidità di potere e, in molti casi, di soldi.
Questo male oscuro del sistema caccia si rinnova grazie alla complicità di alcuni politici nazionali e locali, di personaggi del mondo venatorio, di alcuni funzionari di Province e Regioni e anche di qualcuno che gestisce ATC o Parchi. Nel "teatrino della caccia" si "abbaiano cazzate", consapevoli di fornire argomenti e armare gli anticaccia che così possono utilizzare le "sparate" venatorie per conquistare consensi tra i cittadini italiani e indebolire la caccia.
E così succede che Face fa gli accordi con gli ambientalisti in Europa e poi in Italia si alimentano risse che portano a restrizioni.
Poi però gli "sfascisti" venatori pagano Istituti di Ricerca per piangere sul latte versato e per far finta di pentirsi. E allora per rifarsi la faccia pubblicano e difendono sui quotidiani le limitazioni delle attuali leggi che secondo la ricerca sono poco conosciute e apprezzate dagli italiani. Col cavolo poi raccontano la stessa cosa ai loro soci al momento di rifilargli la tessera!
Ci sarebbe da indignarsi: noi lo facciamo. La mancanza di onestà comincia a fare schifo ai più. I cittadini italiani si stanno ribellando alla politica di chi si fa eleggere per interessi "ad personam" e questo avverrà anche per chi usa la caccia e i cacciatori strumentalmente.
E' emblematico quello che è accaduto da un anno a questa parte, da quando i "mascalzoni" della caccia, ovunque insediatisi (in politica, nelle associazioni, nelle società di comodo, nelle istituzioni) hanno voluto nella cosiddetta legge "comunitaria", fingere di cambiare i tempi di caccia.
La conseguenza concreta è che sono aumentati i ricorsi alla magistratura per i calendari e le sentenze sfavorevoli ai cacciatori. E' successo ogni qualvolta assessori regionali o provinciali hanno legiferato, ignorando la legge e convinti di continuare a scambiare "fesserie" con i voti. Ci abbiamo rimesso tutti, salvo l'incompetenza degli addetti ad amministrare il bene di tutti, che non viene mai punita.
Quest'anno i calendari venatori, pena il rischio di essere bastonati dai Tar, non si allontaneranno molto da quanto previsto dalle mediazioni iniziali offerte al Tavolo delle Regioni, nel rispetto delle indicazioni dell'Ispra. I contenuti dei calendari (5/6 giorni di caccia reale di differenza), infatti, non saranno molto lontani dalle proposte avanzate da Coltiretti/Legambiente poi peggiorate al Tavolo da soliti propagandisti di parole sulla caccia che hanno presentato "carte da chiacchiere" prive di dati e "senza copertura della scienza". Le limitazioni che saranno introdotte nelle Regioni non produrranno neppure il vantaggio di impegnare tutti i "portatori d'interesse", ambientalisti compresi, a non ricorrere alla magistratura, che era poi l'obiettivo principale del Tavolo delle Regioni prima di affrontare il tema dei danni che, sul territorio, si sta ritorcendo contro gli interessi dei cacciatori. I "soliti noti" presenti entusiasticamente al Tavolo prima hanno convenuto su un testo, pure con distinguo tattici che dovevano rimanere riservati non degni di essere lasciati ai posteri, poi hanno detto: "non c'ero e se c'ero dormivo".
L'incompetenza della realtà faunistico-venatoria italiana degli "stregoni" dei calendari venatori - abituati a proporre terapie prive di conforto scientifico con dati trovati sulla luna o su marte, buoni per infusi preparati con code di rospo, penne di quaglie giapponesi, becchi di colino della virginia bagnati dall'olio e da vino a volontà - hanno creato le migliori condizioni per contenziosi che gestirà la magistratura. Per i TAR, i dati di riferimento saranno quelli dell'Ispra, come scrivono Palazzo Chigi e la Commissione Europea a Regioni e Ministeri. Conclusione: i "vampiri" della caccia, discutendo del sesso delle quaglie, sono arrivati loro - con gioia degli animalisti - a mettere in discussione l'apertura della caccia con il cane non più dalla 3a domenica di settembre bensì a rimandarla al 1° di ottobre, in cambio del nulla. Leggeremo alla fine quanti "calendari" permetteranno la caccia alla quaglia anticipatamente all'apertura generale. Se ce n'era bisogno questa è l'ennesima prova che questi signori non conoscono la storia della caccia che ha visto i cacciatori, già nel passato, contestare l'apertura differenziata per la caccia vagante con il cane per specie poichè questa crea problemi di tesserini, di delimitazione delle aree di pressione venatoria e di controlli. La differenza rispetto ai "capoccioni" della caccia è che i cacciatori conoscono i problemi dei territori. Il colmo del ridicolo è che, tra gli "sbraitanti", c'erano coloro che vorrebbero l'apertura "unica" al 1° settembre per evitare, dicono loro, che i cacciatori sparino a tutto, che ci sia troppa pressione venatoria su tortore e colombacci, ecc. Bella stima che hanno dei loro associati!
Fino ad oggi l'intreccio di interessi personali, quelli dei politici e dei "capataz" delle associazioni, ha prodotto questo modo di occuparsi di caccia che ha aiutato Regioni e Provincie a "sfilarsi" dalla gestione faunistica quella che, in parole povere, significa far nascere gli animali sul territorio e mettere in equilibrio il rapporto tra le specie selvatiche: troppa fatica, meglio "buttare" gallinacci di allevamento e farsi fotografare vestiti da cacciatori, possibilmente con cane e fucile.
Quando funzionano, gli ATC e le Province producono fauna selvatica e ricchezza ambientale; quando speculano e sfruttano, comprano e buttano. Soldi sprecati!
Le associazioni, dice la ricerca Face, hanno una credibilità del 7% tra i cacciatori, i quali, di contro, per l'87% non vogliono più animali buttati.
I maggiori responsabili di questo rapporto molto critico tra associazioni e cacciatori e tra questi gli italiani sono coloro che, alla luce degli stessi numeri di cui si riempiono la bocca, fondamentalmente, vendono assicurazioni. Sono loro che rappresentano il 90% delle tessere? I numeri, scritti dalla loro ricerca, dicono di conseguenza, che per il 93% le adesioni non hanno motivazioni ideali, valori e, forse, sono legate all'assicurazione "obbligatoria". La "casta" venatoria ha peccato in pensieri, parole e opere. Vogliono fare qualcosa di buono e rapidamente? Cambino strada: l'unica che c'è è fatta di gestione faunistica e scienza. Noi, umilmente, ci uniremo.
Sommare intelligenza e saggezza da forza e credibilità. Sommare imbroglio ad imbroglio da l'indecenza che spesso si somma alla delinquenza. Lorsignori vogliono continuare a "parare gli interessi" od anche i "soldi dell'importazione di selvaggina" di privati e di società di comodo, magari fatte di amici e parenti che fanno capo alle associazioni ? Noi saremo da un'altra parte, non ci interessa. Coprano pure assessori e funzionari che pensano che i tesserini venatori servano solo a controllare i cacciatori (tanto per cambiare) e mai per far luce sulla validità delle loro folli "camionate di selvaggina". E' "omertà", lo diciamo forte e chiaro, lasciare i tesserini negli scantinati. Noi chiediamo che i dati dei tesserini vengano raccolti e resi pubblici per far conoscere come viene speso denaro pubblico, quali risultati si ottengono con fagiani, lepri e starne di allevamento, per capire quanti ne vengono abbattuti, quanti ne arrivano all'apertura, quante covate ci sono state. Oltre che alla gioia di chi vende recinti e certifica la vitalità degli spermatozoi della selvaggina, forse sarebbe più utile e gratificante produrre fauna e ambienti a vantaggio di cittadini e cacciatori.
Scriviamo ora queste cose perché quando saranno i giorni dell'Apertura, giornate sempre di straordinaria emozione, possiate però essere nelle migliori condizioni di conoscenza per apprezzare chi ha detto la verità e chi ha mentito tra le Associazioni e gli amministratori che, spesso, si fingono interessati. Non sarà poco perché è dall'onestà che passa la riscossa della caccia in Italia.
Non ci facciamo più confondere dalle "pagliacciate venatorie del governo" che decanta un giorno l'estremismo animalista e un giorno quello venatorio e neppure lasciamoci infinocchiare dagli assessori che vogliono censire i fringuelli, da quelli che prima immettono, poi vogliono eradicare i cinghiali, da Ministeri che spendono 75.000,00 euro dei cacciatori per viaggi e trasferte di interesse loro e non per cose serie.
L'Arci Caccia ti invita alla campagna congressuale che sta avviando: impegnati per aiutarci a isolare, se presenti nella nostra Associazione, quanti sono stati tentati dal rinunciare alla consapevolezza della forza delle nostre idee che pur con limiti hanno salvato l'attività venatoria e oggi sono quelle che ci permetteranno di ripartire per consolidare una caccia per tutti. Ed è con affetto ed anche con orgoglio che ti ringraziamo di aver scelto l'Arci Caccia.


Osvaldo Veneziano


P.S. Al momento di andare in stampa registriamo una notizia che abbiamo provveduto a divulgare ma che è stata omessa da Associazioni e personaggi delle Regioni. Ve la riportiamo per intero in altro spazio del giornale. Si racconta che a Palazzo Chigi c'è stata una riunione con i rappresentanti della Commissione Europea i quali ci hanno fatto sapere che: l'Ispra e i suoi dati sono gli unici legalmente riconosciuti e che occorre uniformarvisi (nulla di nuovo, non poteva che essere così: sarebbe come mettere in discussione il ruolo della Banca d'Italia o dell'Istituto Superiore di Sanità, ecc.)
Sempre da Palazzo Chigi sappiamo che per l'inserimento dello storno nell'elenco delle specie cacciabili se ne parlerà nel 2015 e al tempo stesso prima bisognerà cancellare dall'elenco quelle specie in difficile stato di conservazione. Altro che notte dei tempi!
Ora i politici, le associazioni dei convegni patrocinati e benedetti per cantare stornelli, la faranno o no questa nuova marcia su Roma? Ma non c'erano onorevoli che dopo l'"investitura" da parte del Ministro competente sono andati a raccontare che per lo storno "era fatta"? Non solo non si caccerà ma ci saranno molte difficoltà per le "deroghe" e che, guarda caso, il modello cui far riferimento è quello, molto restrittivo, utilizzato dalla Toscana nel 2010 che con lo storno-day ha poco a che vedere. Che bello se un giorno sarà possibile sequestrare i beni di onorevoli che mentono pagati da tutti noi; chissà quante tasse si potrebbero risparmiare! Questi onorevoli non ci dicano che sarà il popolo a giudicarli perché con l'attuale legge elettorale rispondono solo al "padrone" che li arruola per fare gli "zimbelli per le allodole" o se preferiscono gli "scemi del villaggio" così possono fingere di non sapere quello che hanno detto nella riunione precedente. Questi Signori costano ai cittadini italiani e non a chi li ha arruolati.


 
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